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Pagine Verdi







CRITICAL MASS. NOI SIAMO IL TRAFFICO

a cura di Chris Carlsson, Lisaruth Elliot, Adriana Camarena  

Edizioni Memori 

pp.256 - €15.00



Un manuale per la riappropriazione di spazi urbani – gemello di quello uscito in contemporanea negli Stati Uniti – che ruota intorno alla parola magica di Chris Carlsson, fondatore e ambasciatore globale del movimento dei ciclisti di massa critica, ispiratori su due ruote di una filosofia nuova e rivoluzionaria dello stare in città, per strada e con gli altri.

I critical massers o biker sono tanti, sono trendy e trasversali e occupano tutti i gradini della scala sociale. Fanno rete su web, non hanno guru, né leader, o almeno così dicono. Hanno in comune tre cose: l’amore per la bicicletta, l’amore per l’ambiente e l’odio per il traffico. Si ritrovano nelle ciclofficine, dove costruiscono i loro mezzi di trasporto o li riparano e si radunano almeno una volta al mese per pedalare tutti insieme e fare massa critica – da qui appunto il nome – contro gli abusi delle auto, l’inquinamento che esse producono e il male di vivere urbano.

La casa editrice Memori con Critical Mass. Noi siamo il Traffico ha voluto dare voce ai ciclisti di tutto il mondo che si riconoscono nel movimento, raccogliendone le appassionate testimonianze, gli ideali, le esperienze: da San  Francisco, dove massa critica è nata, a Quito, in Ecuador, dove i ciclisti sono arrivati a ottenere fondi dal governo per ridisegnare a misura umana lo scenario urbano, a Città del Messico, a Buenos Aires, New York, Londra, Parigi e altre metropoli, fino a Milano, Napoli e Roma.


Al di là dei luoghi geografici, delle visioni e delle strategie, quel che emerge dal racconto di ciascuno è la speranza di cambiare con l’arma del pedale il «modello di spostamento costruito intorno all’automobile e ciò che ne deriva: stress, frustrazione…, ingombro, separazione dagli altri, irritazione, rabbia latente, inquinamento… fino alle conseguenze meno ovvie, cioè la costruzione di quartieri cittadini sempre più lontani dal centro e mal serviti dal servizio pubblico perché ‘tanto c’è la macchina’: un cane che si morde la coda, una catena di schiavi», scrive nell’introduzione al libro Paolo Bellino, giornalista ADN Kronos e più conosciuto dai ciclisti italiani come Rota Fixa. «La massa – spiega – vuole spezzare questa catena mostrando ciò che potrebbe essere e ancora non è: una città libera dalle lamiere spesso vuote delle automobili e una vita normalmente svolta semplicemente utilizzando il mezzo di spostamento più ingegnoso e più semplice mai inventato dall’uomo: la bicicletta».



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