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Francesco Cappi - Medicina Integrata Costituzionale

francesco cappi albatros sinergie

Intervista al Dott. Francesco Cappi, responsabile scientifico dell'Istituto di Medicina Integrata Albatros Sinergie, sul tema della medicina integrata costituzionale.

Dr. Cappi, vorremmo domandarle in cosa la Medicina Integrata basata sullo studio dell’individuaità Biotipologico Costituzionale risulta utile rispetto ai consueti canali clinico-terapeutici.


Vorrei cominciare col dire, che l’antica Medicina Costituzionale attenta al peculiare e personale equilibrio fisico e psichico del singolo,

non è così lontana come si possa credere dalle attuali pratiche diagnostiche e terapeutiche. La stessa World Health Organization, infatti, definisce la salute come "benessere integrale fisico, psichico e sociale".
Questa indicazione, è secondo noi preziosa perché apre la strada ad un’idea di terapia globale, che incorpori in sé le reali esigenze delle diverse individualità. Ogni soggetto è allo stesso tempo unitario ed eterogeneo, è insieme di mente e corpo, è perfetta aderenza psicofisica.
Così anche la terapia da noi proposta vorrebbe vantare questa paradossale efficacia di un’unità eterogenea, che rispetti le singolari e specifiche peculiarità di ognuno attraverso una terapia unitaria che non si frammenti nell’affrontare le sfide lanciate dall’emergere delle specifiche sintomatologie e che, anzi, recuperi questa varietà di segnali, riconducendoli attraverso un’ottica globale alle peculiarità di ciascun biotipo individuale.

 

 

Quindi come può considerarsi, nella patologia cronica e in quella acuta, il sintomo patologico?


Ogni sintomo, nella sua peculiare espressione individuale, può essere interpretato come la conferma della diversità di ciascuno. E’ esperienza comune di noi medici attenti alla reattività personale il vedere come patologie simili, persino con lo stesso agente o fattore scatenante, assumano aspetti e decorsi diversi in più soggetti anche di una stessa famiglia.
La stessa infezione virale in piccoli fratellini, infatti, si presenta ora con febbre alta, abbattimento, sudorazione; ora con febbre bassa, pelle secca e irritabilità; ora senza febbre ma con sintomi intestinali, stipsi, diarrea o acetonemia. Tre reattività diverse nella stessa famiglia e allo stesso stimolo. Quanto ha senso prescrivere un farmaco standard secondo un protocollo terapeutico uniforme? Non esiste forse un farmaco personalizzato?
Magari un rimedio omeopatico che viene scelto sulla base del complesso dei sintomi acuti, della reattività temperamentale e psichica, della costituzione individuale del singolo?
Quale rimedio sarà più efficace? E quale avrà meno effetti collaterali andando a centrare le esigenze peculiari del singolo?
Esistono infatti, biotipi costituzionali specifici, che presentano caratteristiche uniche e significative. L’emergere di segnali patologici è l’espressione dei singoli profili biologici, che reagiscono al proprio sviluppo ed all’ambiente. La ricerca delle singole peculiarità, permette di agire su questo delicato equilibrio, in base alle possibilità di ognuno.
Il benessere è la pacifica coesistenza delle proprie eterogeneità, che possono essere studiate ed affrontate dalla Medicina Costituzionale con gli strumenti diagnosti e terapeutici decisi in sinergia da tutti gli specialisti che lavorano insieme secondo il principio della Medicina Integrata.

Allora si potrà scegliere secondo le esigenze personali, nell’acuto e nel cronico ora la Medicina Omeopatica, strumento capace di assecondare senza reprimere le naturali caratteristiche del singolo, ora l’Agopuntura, ora la Manipolazione Vertebrale, ora la Terapia Craniosacrale, ora la Riabilitazione Neurocclusale; ora, quando indispensabile nel singolo caso, la Terapia Farmacologica. La scelta, però, non sarà fatta sulla base di un protocollo terapeutico standard ma sull’evidenza reale e concertata, tra i diversi “attori” della Medicina Integrata, dell’esigenza personale del singolo. Ecco allora il rimedio più efficace, più adatto, più naturale possibile per la singola reattività personale, nell’acuto come nel cronico.

Quindi il medico non è sempre costretto a scegliere tra settorialità sintomatologica ed unicità reattiva individuale?


Creare dei protocolli terapeutici standardizzati, in medicina, è una forte tentazione che ultimamente sta divenendo una costante. Osservare le manifestazioni e catalogarle secondo la possibilità dell’efficacia osservabile del trattamento, è la metodica che spesso muove la cosiddetta “Medicina Basata sull'Evidenza”. Purtroppo, spesso, la settorializzazione dei canali clinici, troppo attenti alle risultanze basate sull’eliminazione del sintomo, dimentica la fondamentale unicità del tessuto pscicofisico di ciascuno, che viene trascurato ed a volte sacrificato in nome dell’efficacia, momentanea e reversibile, della cura riferita alla specifica sintomatologia. L’emergere di situazioni patologiche andrebbe, invece, considerata alla luce della complessiva struttura psicofisica di ognuno, di cui il sintomo è solo la manifestazione superficiale.
In questo la Medicina Costituzionale e, nello specifico della terapia, la Medicina Omeopatica offrono uno strumento profondo di indagine e cura. Il rispetto delle singolari caratteristiche individuali è la base per ogni anamnesi clinica e terapeutica.
Conoscere il paziente non solo attraverso i suoi sintomi evidenti, bensì in tutta la sua costituzione psicofisica, di cui i sintomi sono solo la punta dell’iceberg e non vanno perciò rimossi o soppressi nell’istante, bensì sfruttati come indicatori di un disequilibrio più profondo e come strumento prezioso di un percorso verso la vera guarigione della malattia cronica.

Per approfondimenti www.albatrosinergie.it


 

A cura di Francesco Miano

Luglio 2011

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