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Giorgio Parisi - Nucleare, ricordo del passato o prospettiva futura?

giorgio parisi

Intervista sul tema del nucleare a Giorgio Parisi, Fisico Teorico, Docente presso l’università La Sapienza di Roma.


Parlare di un possibile ritorno al nucleare oggi è quasi d’obbligo, quale è la sua opinione in merito?

Penso che il nucleare non sia una scelta buona per l’Italia per diversi motivi a partire ad esempio alla pericolosità intrinseca degli impianti nucleari soprattutto se correlata alle variabili specifiche del luogo dove sono costruiti.


Non tutti i luoghi sono uguali, nel caso di eventi catastrofici c’è bisogno di evacuare un’area di circa di 50 km, quindi se ne sconsiglia la costruzione in luoghi con elevata densità abitativa. Da questo punto di vista l’Italia non ha certo le caratteristiche adatte a tale necessità, anche alla luce della spiccata sismicità del nostro territorio. Sarebbe molto più opportuno investire sulla costruzione di impianti fotovoltaici vista la grande disponibilità di materia prima che il territorio italiano possiede.


Il mondo scientifico internazionale ritiene il nucleare una reale opportunità o un affare economico-politico?

La comunità scientifica internazionale non è molto interessata al nucleare in quanto è una tecnologia “anziana” che nel corso degli anni non ha registrato innovazioni tali da destare interesse tra gli scienziati. Al contrario il fotovoltaico già negli ultimi anni ha fatto enormi passi avanti tali da rendere questa tecnologia più interessante da studiare. A parte la sicurezza, dal punto di vista economico le energie alternative hanno registrato una diminuzione dei costi ed un aumento dei rendimenti, al contrario del nucleare, e ciò è sicuramente una sfida avvincente per migliorare sensibilmente la qualità della vita delle persone.


Quanto contano gli scienziati nel processo di decisione riguardo alle politiche energetiche?

Dipende in larga misura sia dal paese sia dal governo di riferimento, ad esempio in America il ministro dell’energia è il professor Chu il quale è premio Nobel persona brillante e preparata. Il governo americano si avvale inoltre della consulenza della National Accademy of Science e, anche se ovviamente alcune decisioni vengono prese a livello politico, rimane valida la consulenza che queste persone possono offrire. Il governo Italiano negli ultimi anni ha nominato come presidente dell’ENEA un economista che non ha certo la preparazione tecnica necessaria. Spesso accade inoltre che il governo prenda informazioni direttamente dai settori industriali coinvolti. Manca quindi un piano energetico nazionale ben fatto per il quale vengano interpellati tecnici specializzati capaci di fornire un ampio spettro di possibilità.


L’incidente di Fukushima  secondo lei è statistica o sfortuna?

Sicuramente a Fukushima ci sono stati una concomitanza di eventi sfortunati, anche se c’è da sottolineare che tali eventi rientrano nella complessità delle molteplici variabili con le quali si ha a che fare quando di progetta e gestisce una centrale nucleare. Basta che un singolo minimo aspetto incontri una difficoltà che l’intero sistema ne risente in maniera significativa. Anche se teoricamente si progetta una centrale nucleare in maniera corretta nella pratica non è detto che questo basti per scongiurare la possibilità di incidenti. Affinché l’esperienza sia matura c’è bisogno di poter imparare dagli errori e nel caso nel nucleare il prezzo di questi errori è mediamente troppo elevato.


Il dibattito a cui assistiamo sui media alle volte sembra essere al limite con la propaganda politica, secondo lei perché?

Il mio parere è che a differenza di altri paesi, in Italia, nel dibattito mediatico si è abituati a convivere con affermazioni poco corrette e, dal canto loro, i media sembrano più interessati alla notizia ed all’opinione piuttosto che alla ricerca dell’obbiettività. In altre nazioni dichiarazioni non attendibili provocano sicuramente una reazione di tutti i media e generano la necessità di chiarimenti in merito. Da noi al contrario è normale accettare, a partire dalla classe politica, dichiarazioni non sempre attendibili. In tal senso accade che la disamina dei temi sia più legata alla convenienza del momento piuttosto che alla ricerca della verità.


Quali sono secondo lei i costi “nascosti” dell’energia nucleare?

I primi sono sicuramente il costo dello smaltimento dei rifiuti e quello dello smantellamento delle centrali a fine ciclo di produzione. Se si considerano questi ingenti costi, l’energia prodotta con il nucleare è tutt’altro che economica. Il costo è talmente elevato che ad oggi nessun paese ha mai smantellato un reattore nucleare. Di consueto accade, infatti, che i singoli paesi sostengano ingenti costi di gestione a fine ciclo, senza che venga affrontata l’ipotesi dello smantellamento. Ad esempio la centrale di Caurso, ancora oggi, costa moltissimi soldi al governo italiano pur avendo terminato la produzione da più di 20 anni. Un altro costo “nascosto” è che la tecnologia esistente per la progettazione e la costruzione va a vantaggio solo di grandi gruppi energetici stranieri senza che ci siano reali ricadute occupazionali per il paese che ospita le centrali. Il vantaggio per il sistema Italia è in percentuale molto basso a differenza degli investimenti sulle energie rinnovabili che permettono invece di creare lavoro e benessere direttamente sul territorio italiano determinando un reale rilancio dell’economia.


Il nucleare può essere considerato una risposta congrua alla nostra sete di energia, o quella delle energie alternative può considerarsi una valida opportunità?

Il nucleare non è una valida risposta alla crescente sete energetica per un motivo molto semplice, oltre a quelli già elencati: i giacimenti di uranio, che è il combustibile principe di questa tecnologia, sono tali da non poter assicurare che l’estrazione sia conveniente dal punto di vista economico. Inoltre, secondo i dati disponibili, le previsioni dicono che avremmo uranio sufficiente al massimo per i prossimi 100/150 anni. Al contrario le fonti rinnovabili, come solare ed eolico, che assicurano una disponibilità, ovviamente, di gran lunga superiore.



A cura di Francesco Miano

Giugno 2011

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