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Pierluigi Paoletti - Favorire l’economia locale

Pierluigi Paoletti, consulente finanziario
e presidente di Arcipelago SCeC.

 

 



In che modo l’economia locale si rapporta con l’economia globale?

Per avere un corretto approccio alla problematica dovremmo pensare all’economia come ad un organismo, l’economia globale, composto da piccole cellule che corrispondono alle economie locali. La piccola cellula dovrebbe rispecchiare in piccolo quello che avviene in grande. In un organismo in salute ogni parte di esso dovrebbe essere forte e quindi aiutare l’intero organismo.
Le nostre economie locali però, specialmente nell’ultimo grande ciclo economico partito nel dopoguerra, si sono progressivamente disgregate a causa di interventi esterni che hanno compromesso la loro funzionalità. Il continuo drenaggio di ricchezza operato dalla grande distribuzione e dal sistema bancario, che attraggono ingenti risorse senza reinvestirle sul territorio, ha portato ad avere economie locali, le cellule, sempre più malate e dipendenti dando luogo ad un organismo, l’economia globale, anch’esso ormai malato e debole. Il lavoro da intraprendere è ridare stabilità e vigore ad ogni singola cellula per risanare l’intero organismo.

 

Piccole economie da risanare dunque, qual è il ruolo del settore agroalimentare?


Le economie locali risanate dovranno poi imparare ad interagire fra loro per rendere sempre più sano e forte l’organismo economico. Ma per arrivare a questo bisognerà reinterpretare tutto l’attuale sistema di produzione, trasformazione e distribuzione dei prodotti. Necessariamente questo potrà avvenire solo partendo dal settore agroalimentare per passare gradualmente a tutti gli altri settori. L’obiettivo è passare da grandi concentrazioni
di potere a un sistema di potere distribuito.


L’attuale crisi finanziaria, secondo lei, dove prende origine?


Questa crisi ha una sola origine ed è quella determinata dal debito, specialmente quello collegato all’emissione monetaria come avviene oggi. Alla fine degli anni ’70 il debito è esploso, ha continuato negli anni con una crescita esponenziale per poi avere un altro picco all’inizio del nuovo millennio. In questi decenni enormi risorse sono state distratte dall’economia reale per avvantaggiare il potere finanziario che detiene questo debito e che lo reinveste, e lo moltiplica, nel mondo virtuale della finanza speculativa allontanandosi sempre di più dall’economia reale. Quando la quantità dei costi del debito eccedono la quantità necessaria per garantire gli scambi nell’organismo economico si assiste al “crash” di sistema. I recenti fatti ci dimostrano inequivocabilmente che abbiamo iniziato questa fase distruttiva che avrà il suo culmine probabilmente fra un paio d’anni.


I sistemi capitalistici a crescita infinita sono sistemi del passato o possono ancora oggi esseri utili?


Partiamo dal presupposto che l’economia, citando Manitonquat un capo spirituale di una tribù di nativi americani, deve esistere solo per dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno. Oggi potremmo dare a ciascuno degli abitanti della terra una vita più che dignitosa se le enormi risorse non venissero sottratte per alimentare, avidità, egoismo e paura, ovvero speculazioni finanziarie, mercato di droga ed armi ecc. Quando l’uomo capirà che il suo ben-essere coincide con il ben-essere dell’altro e lascerà questi concetti di sopraffazione e dominio, allora avremo sicuramente un sistema equilibrato che non sarà obbligato a crescere in modo ossessivo a causa del debito.


Nell’ambito delle monete complementari in che modo si configura lo SCEC?


Tecnicamente lo SCEC non è una moneta complementare perché non assolve a nessun requisito monetario, il buono della Solidarietà ChE Cammina è uno sconto incondizionato, uno strumento semplice che usato in modo intelligente e trasparente, insieme ai piani aziendali che modificano gli attuali sistemi malati, risolve molti degli attuali problemi delle economie locali e aiuta il processo di ricostruzione delle comunità economiche e sociali,
creando anche una rete di solidarietà preziosissima in questa fase economica. Lo SCEC trattiene e favorisce il reinvestimento della ricchezza sul territorio che l’ha prodotta, fa collaborare imprese e famiglie aiutandole in questo momento di forte crisi. Le 12 isole regionali che compongono l’Arcipelago SCEC hanno poi rapporti di reciproco scambio accelerando così il risanamento delle cellule. Per questo su ogni SCEC è riportato un ponte tra il vecchio ed il nuovo insieme alla frase che riassume la filosofia di tutto il lavoro di Arcipelago SCEC: dal Denaro al Donare.

A cura di Francesco Miano

Aprile 2011

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