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Ugo Bardi - Il futuro delle energie

Ugo Bardi, docente di chimica all’Università di Firenze e Presidente della sezione italiana dell’ASPO Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio.


L’aumento costante del prezzo del petrolio è relativo solo alla sua limitata disponibilità?

Fermo restando che il prezzo del petrolio da solo non è una misura efficace per valutare la sua disponibilità,

in effetti a determinarne il prezzo e le sue oscillazioni concorrono fattori politici, finanziari e sociali. Accade piuttosto che a seguito di bruschi aumenti dei prezzi del petrolio l’economia ad esso collegata entra in crisi non potendo più acquistare le stesse quantità.



Come mai si investe ancora molto sul petrolio? È una questione di interessi o mancano valide tecnologie sostitutive?

Qualsiasi sistema, sociale o economico, tende in qualche modo a mantenere il più possibile il proprio assetto, e fin tanto che riesce a sopportare una certa tecnologia farà sforzi enormi affinché nulla cambi. In questo modo non si devono affrontare gli ingenti costi di riconversione non solo della tecnologia, ma anche della manodopera specializzata, delle infrastrutture e di tutto ciò che è ad essa collegato. Ciò vuol dire che oggi pur esistendo tecnologie capaci di sfruttare le fonti sostitutive al petrolio/carbone non c’è ancora il necessario interesse economico ad investire su di esse sul lungo termine.


Quali sono le energie alternative che in futuro avranno maggior successo e perché?

Il successo dipende dall’efficienza delle energie e se si usa un criterio fisico di valutazione è corretto affermare che oggi le rinnovabili sono in grado di avere un rendimento se non superiore almeno simile al petrolio/gas/carbone. Sicuramente ci sarà un incremento sia dell’eolico sia del fotovoltaico, con il limite però di produrre ancora una volta energia elettrica. L’attuale modello di trasposto è incentrato sui combustibili liquidi e ad oggi non c’è un’alternativa economica che possa sostituirli.
Questo modello potrà essere riconvertito, ma non in maniera indolore ed immediata, serviranno infatti investimenti molto elevati e una politica energetica volta ad investire piuttosto che sfruttare.
Negli ultimi anni si è assistito alla comparsa di alcune “utopie tecnologiche”, come ad esempio quella dell’idrogeno, che non essendo inserite in un cambiamento globale nei fatti non hanno fatto che rinforzare il meccanismo attuale. Così, oltre a non evolvere, il sistema è rimasto arretrato rispetto alle necessità e ai mutamenti che sono avvenuti al suo interno.
Quando sarà il tempo di dover cambiare saremo invitati a quello che Robert Luis Stevenson definiva il “banchetto delle conseguenze” in cui sconteremo ritardi e miopie sino ad ora accumulati.


In Italia in questo periodo si parla di un possibile ritorno al nucleare, secondo lei questo scenario è un’opportunità o una minaccia?
Gli aspetti secondo i quali si invoca la necessità di un ritorno al nucleare sono a mio parere discutibili. In primis perchè l’energia prodotta è di tipo elettrico e non servirebbe a rispondere alla crescente richiesta di combustibili liquidi, che come abbiamo visto sono gli unici a poter essere utilizzati da infrastrutture che non sono cambiate. Un altro aspetto da considerare riguarda l’incertezza sulla futura disponibilità di uranio. Proprio per questi motivi affrontare investimenti ingenti, ed a lungo termine, mi sembra un’ipotesi discutibile.


Quali sono, se ci sono, i possibili rischi ambientali nascosti del nucleare?

I rischi maggiori che si possono avere con il nucleare, fermo restando che in esercizio una centrale oggi è abbastanza sicura, riguardano la gestione delle scorie e lo smantellamento degli impianti a fine del ciclo produttivo.
Questi due aspetti non sono trascurabili né dal punto di vista ambientale né da quello economico; entrambi infatti, se considerati nel bilancio totale, riducono sensibilmente la redditività dell’investimento. Si devono aggiungere poi i costi legati alla sicurezza dal punto di vista militare in quanto le centrali sono un bersaglio “appetibile” e per garantirne la sicurezza servono, in pratica, ulteriori risorse economiche per sventare possibili attacchi terroristici.
Anche se viene sottolineato che il nucleare permette di ottenere grandi quantità di energia a costi contenuti, nella realtà non è così.


I singoli cittadini cosa possono fare in concreto per fronteggiare la possibile crisi energetica?

Sicuramente è necessario un ripensamento dei modelli economico/energetici fino ad ora proposti. La transizione a nuovi modelli sarà difficile e non immediata, ma rappresenta una valida risposta al cambiamento di scenario.
Adottare uno stile più sobrio nel consumo delle energie, delle risorse idriche del suolo e delle altre risorse è una importante risposta ai cambiamenti in atto.
E’ responsabilità di tutti noi favorire il cambiamento attraverso l’adozione di stili di consumo consapevoli. Anche se ciò comporta qualche apparente rinuncia, magari scopriremo che questi cambiamenti potrebbero farci vivere meglio. Per fortuna nell’attuale società si hanno molte informazioni che permettono di guidare il cambiamento, basta solo volerle cercare.


A cura di Francesco Miano

Febbraio 2011

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