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Dr. Simeone - Il digiuno: un reset per il nostro organismo

Il Dottore Salvatore Simeone, Direttore sanitario del Centro Medico Francois Broussais di Roma pioniere della pratica del digiuno ci illustra, con rigore scientifico i motivi per intraprendere questa esperienza.


Cosa si intende per digiuno?

Il digiuno rappresenta un periodo di riposo dell’organismo, durante il quale non si assumono cibi solidi e al contempo si beve molto. Il digiuno permettere di disintossicarsi da tutte quelle sostanze che pregiudicano il nostro stato di salute mentre stimola il corpo ad attingere dalle proprie riserve energetiche orientando la capacità di auto-guarigione del sistema immunitario a seconda delle proprie necessità. Il digiuno, sotto stretto controllo medico, è utile sia per il mantenimento di un buono stato di salute sia per fini terapeutici in quanto favorisce l’eliminazione di una quantità notevole di sostanze “tossiche” alle quali tutti noi, chi più chi meno, siamo sottoposti quotidianamente.

 

In che modo il digiuno è utile a migliorare lo stato di salute?
Il primo aiuto è legato alla capacità di “resettare” lo stato attuale della fisiologia corporea di solito occupata a rispondere alla totalità delle fonti di disturbo alle quali l’organismo è sottoposto sia dal punto di vista alimentare sia dal punto di vista dello stile di vita. Durante il digiuno il corpo non dovendo usare energia per elaborare ciò che viene introdotto dall’esterno può dedicarsi ad eliminare le tossine ed in secondo luogo ad attuare i meccanismi di autoguarigione.  Ad esempio è molto efficace nel quadro clinico definito Sindrome Metabolica ovvero la possibile coesistenza di valori alterati di: colesterolo, trigliceridi, glicemia, ipertensione e sovrappeso.


In quali casi può essere controindicato?

Premesso che è utile in molti casi, c’è da dire che mi sento di sconsigliarlo a chi affronta questa pratica nutrendo un senso di paura spesso derivante dalla poca conoscenza dell’efficacia terapeutica.
È sconsigliabile inoltre in tutti quei casi di malattia aggravata associato ad uno stato di salute generale molto compromesso, questo perché l’organismo non riuscirebbe a tollerare uno “spurgo” di sostanze tossiche in maniera così energica. In questi casi può essere comunque valida una dieta vegetale con prodotti biologici che rappresenta un metodo soft per disintossicarsi.


Che tipo di riscontro medico/scientifico trova la pratica del digiuno nella nostra società?
Sostanzialmente molto basso, in quanto la sua efficacia è poco conosciuta da parte della classe medica. A livello istituzionale ci sono stati diversi, anche se vani, tentativi di integrarlo in un sistema di regole ben codificate. Ad esempio nel 1991 c’è stato un congresso internazionale voluto da Montecitorio ma alla fine nulla è stato fatto in tal senso. Forse la pratica del digiuno è troppo fuori dagli schemi per poter essere compresa ed accettata. C’è anche da dire però,  che a livello professionale mi è capitato diverse volte di avere come pazienti colleghi medici.


Secondo la sua esperienza, quale tipo di alimentazione ha più bisogno della pratica del digiuno?

Sicuramente quelle in cui le persone non bevono acqua in quantità adeguata o mangiano troppe proteine, le quali favoriscono il processo di acidificazione. Anche nelle diete in cui sono presenti  cibi elaborati, raffinati, contenenti olii idrogenati o in generale dove c’è una prevalenza di sostanze addizionate.
È vero che le normali patologie sono riconducibili più ad una sovra-alimentazione piuttosto che a delle reali carenze nutrizionali?
Assolutamente si. Peraltro il problema della carenza nutrizionale, fatti salvi quei posti del mondo ad altissima povertà, non è presente come in passato. Oggi le stesse popolazioni cosidette in via di sviluppo inseguono abitudini alimentari scorrette incentrate sull’abbondanza piuttosto che sulla qualità dei prodotti. Perfino l’obesità, che prima era presente principalmente nei paesi industrializzati, riscontra negli ultimi anni un aumento esponenziale in luoghi come ad esempio la Cina, l’India o il sud Africa. Questo implica che avere accesso alle risorse alimentari non si traduce automaticamente in una corretta gestione delle stesse.


Anche le religioni propongono varie pratiche di digiuno, come mai secondo lei?
È  vero, nella storia di molte religioni si può riscontrare un fattore comune che è quello di ritener utile effettuare dei periodi di riposo dalla routine alimentare. Il motivo di base a mio parere ha a che vedere con la capacità naturale degli esseri umani di intuire, anche se in maniera non codificata scientificamente, l’utilità di usufruire in specifici momenti di una pausa benefica. Secondo la chiave di lettura religiosa l’anima, e il suo percorso evolutivo, beneficia dall’essere ospitata da un corpo fisico più sano.


Ha qualche consiglio da dare ai nostri lettori per affrontare al meglio il post-festività?
Non fare le classiche diete dimagranti che statisticamente, in un modo o nell’altro, risultano poco efficaci. Piuttosto conviene tenersi più leggeri e informarsi su metodologie “anti-dietologiche” cioè  quelle che non puniscono o limitano fortemente il regime alimentare. Prescrivere una dieta efficace è come costruire un vestito su misura, deve esser calibrata sulle specifiche necessità del paziente.


Per approfondimenti: www.digiuno.it

 

A cura di Francesco Miano

Gennaio 2011

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