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Carlo Patacconi - La terra non si fabbrica

carlo patacconiCarlo Patacconi è il presidente di Agricoltura Nuova una Cooperativa Sociale romana che produce da venti anni prodotti biologici e che si è battuta per conquistare i terreni agricoli in cui opera togliendoli ai costruttori.


Se tu fossi una figura istituzionale cosa faresti per l’agricoltura?
Innanzitutto promuoverei l’agricoltura come motore economico, evitando di investire tutto sulle infrastrutture e ricorderei alle persone che "la terra non si fabbrica".

Cosa permette di sopravvivere ad un agricoltore?
La vendita diretta permette un più equo guadagno, evita le intermediazioni e consegna un prodotto più fresco. Inoltre dal punto di vista economico garantisce a chi produce tempi più rapidi di pagamento.

Come vedi le aziende agricole che lavorano per la grande distribuzione?
Spesso è una scelta obbligata,  sicuramente in questo modo non si favoriscono le piccole reti, per questo i mercati rionali con piccoli produttori sono sempre di meno. Il mercato del biologico è una risposta anche economica, ma ci vogliono forme di cooperazione tra i produttori per abbandonare l’idea di “ognuno per sè”. Che peraltro è molto più costosa. C’è bisogno di cercare piattaforme comuni, in particolar modo nella distribuzione curata direttamente dai produttori. In questo modo si affermerebbero anche i gruppi d’acquisto.

Cosa serve per favorire la cooperazione tra gli operatori?
Un approccio positivo ed uno sguardo alle esperienze degli altri. Investimenti da parte della politica, anche nel cercare di usare al meglio i finanziamenti europei.

Il prezzo della conversione al bio è elevato anche in termini di tempo?
Si, anche se a monte di questi due aspetti, quello che serve veramente è un approccio nuovo in cui il produttore sia consapevole dei possibili rischi collegati all’uso smodato della chimica. Bisogna essere coscienti dei rischi anche per chi coltiva, non pensare solo a quanto tempo e soldi ci vogliono.

Gli organi di controllo sono una garanzia sul biologico?
Direi proprio di si, anche perché svolgono bene il loro compito. Spero in futuro si possano rendere pubblici i risultati dei controlli, anche per infondere nel consumatore una maggior fiducia.

Nella vostra cooperativa lavorano persone con handicap, come mai questa scelta?
Ci sembra il minimo per consentire alle persone diversamente abili un ambiente piacevole dove poter lavorare invece di rimanere chiusi a casa, dove poter essere utili ed usare il fisico oltre che emanciparsi dalla famiglia.

Le nuove generazioni se avessero uno stimolo si occuperebbero di agricoltura?
La società è costruita per dare istruzione a tutti, ed è anche giusto, ma nella mentalità comune i lavori semplici ed agricoli sono stati scartati ed alle volte abbiamo perso anche il piacere all’artigianato. Oggi un giovane pensa all’agricoltura come se fosse un agriturismo.

Avrebbe senso se i giovani disoccupati usassero le terre incolte come avete fatto voi 30 anni fa?
Non credo succederà! C’è poca attenzione ad investire sull’agricoltura a differenza del passato.

Per te ha senso parlare di tutto ciò?
Si molto, anche per evitare di credere che non si possa fare meglio.


A cura di Francesco Miano
Ottobre 2010

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