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Acqua? Cara, grazie

water-bottleIl SI al referendum dello scorso giugno è stato un importante segnale lanciato dagli italiani contro la privatizzazione della gestione dell’acqua. Ma esiste un’altra forma di privatizzazione che segna in modo negativo la gestione del nostro patrimonio acquifero: quella della concessione delle sorgenti alle società che imbottigliano acqua minerale a scopo di lucro. Un giro di affari da miliardi di euro, come evidenziato dal rapporto di Legambiente ed Altreconomia “Acque minerali: la privatizzazione delle sorgenti in Italia”.


Il rapporto fa luce sulle concessioni rilasciate in passato dalle Regioni, evidenziando che i canoni che le società pagano per tale diritto, sono irrisori nella quasi totalità dei casi. Un affare molto redditizio, visto che l’Italia vanta il primato europeo di consumo di acqua in bottiglia, con 192 litri per abitante, più del doppio rispetto alla media europea (dati rapporto Beverfood 2010-11).


Lo studio sostiene la possibilità, da parte  delle Regioni, di revisionare i canoni di concessione per l’imbottigliamento dell’acqua, prendendo in  considerazione sia il valore della risorsa idrica che l’impatto ambientale causato dai consumi da primato  delle acque in bottiglia in Italia.


Fino a pochi anni fa il sistema delle concessioni per prelevare acqua dalle fonti pubbliche a fini commerciali, era regolato da un Regio Decreto del 1927: le aziende per anni hanno pagato esclusivamente in base all’estensione del territorio occupato dagli stabilimenti. Non un centesimo sulla quantità di acqua prelevata e messa in commercio.


Paragonando il costo dell’acqua corrente a quello pagato per acquistarla al supermercato, emerge chiaramente l’inadeguatezza e l’ingiustizia di un sistema simile. “L’adeguamento dei canoni porterebbe ad un forte incremento dei fondi incassati dalle Regioni, elemento ancora più rilevante in un momento di crisi come quello attuale.


Oggi al contrario le  amministrazioni che incassano i canoni, in molti casi, non riescono nemmeno a raggiungere una quota sufficiente a coprire le spese necessarie per i controlli o per lo smaltimento delle bottiglie di plastica utilizzate”.


Acqua meno cara per tutti quindi?


Speriamo!


Ottobre 2011
Giorgia Trabona

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