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Consumo di suolo: il nemico numero uno dell’ambiente italiano

Il suolo italiano è sempre più soggetto al consumo (e al cattivo uso). Questo è quanto emerge da un recente studio dell’Università de l’Aquila, promosso da Fai e WWF.


Lo studio ha rilevato, negli ultimi 50 anni, un incremento della cementificazione selvaggia tale che ha messo in pericolo interi ecosistemi.


Il vero dramma è che le opere di urbanizzazione primaria sono state fatte senza un adeguato piano di sviluppo per la tutela del territorio. E questo determina una sorta di circolo vizioso: nuove cementificazioni che per il loro pieno funzionamento hanno bisogno di infrastrutture che, a loro volta, “mangeranno” altro suolo per essere pienamente collegate tra loro.


Altro dato è quello delle opere illegali, i cosiddetti edifici abusivi; sono state 4,5 milioni le richieste di condono in occasione delle tre normative del 1985, 1994 e 2003; cosi come le cave e le discariche che passano inosservate e riducono ulteriormente il suolo nazionale.


Secondo i dati della ricerca le città italiane “crescono” con una media di 800 metri quadrati all'anno. La previsione/minaccia quindi, da qui ai prossimi 20 anni, è la perdita di 75 ettari al giorno.


Una possibile soluzione è quella suggerita da Fai e WWF che propongono una vera "road map". Il primo passo sarebbe una moratoria delle nuove edificazioni e il censimento degli effetti dell’abusivismo edilizio, su scala comunale. Successivamente dare priorità al riuso dei suoli anche utilizzando leve fiscali per penalizzare l’uso di nuove risorse territoriali e permettere il cambio di destinazione d’uso dei terreni se coerente con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità.


Indispensabile sarà poi rafforzare la tutela delle nostre coste, estendendo il margine di salvaguardia da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia e difendere i fiumi non solo attraverso il rispetto delle fasce fluviali, ma con interventi di abbattimento e delocalizzazione degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico».


Queste misure ostacolerebbero, secondo i responsabili, anche il ripetersi di situazioni tragiche legate a fenomeni meteorologici sempre più invasivi, come il caso delle Cinque Terre di qualche mese fa.


Per approfondire: “TERRA RUBATA. Viaggio nell’Italia che scompare” www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=30025&content=1


MARZO 2012

Giorgia Trabona



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