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Fibre naturali: si fa presto a dirlo!

lindah lepou siapo


In principio fu il cibo. Complice Slow Food, la tendenza dell’equo solidale e il kilometro zero, gli italiani prima e i gourmand di tutto il mondo poi, hanno cominciato a ripensare l’alimentazione come una cosa seria cui tributare la giusta attenzione, riscoprendo cibi naturali e modi di consumo responsabili.

Non disgiunta da questa consapevolezza è arrivata poi quella della necessità di ritrovare il piacere dell’ecologia anche sulla propria pelle.

Accantonata la passione anni ’70 per materie e tessuti plastici e archiviate le prodezze stilistiche di Paco Rabanne, anche la moda ha ricominciato a prendere sul serio la sfida estetica lanciata dalle fibre naturali all’evoluzione del gusto e all’innovazione fashionista a tutti i costi. Alla seta, al cachemire, al lino e al cotone - fibre naturali per eccellenza da sempre presenti nel paniere di ogni stilista che si rispetti - si sono via via aggiunte canapa, kapok, fibra di bambù e di cocco, iuta. Un’opportunità creativa che ha ispirato anche chi dalla moda vuole qualcosa di più che un tocco di stile.



I tessuti naturali e organici, lungi dall’essere un limite alla creatività, costituiscono uno stimolo per realizzare capi confortevoli oltre che belli: infatti il cotone è leggero, morbido ed assorbente; il lino non provoca allergie, assorbe l'umidità e lascia traspirare la pelle; la fibra organica e naturale di canapa è leggera, super-resistente ed interamente biodegradabile e così via. Insomma, ogni tessuto naturale ha delle peculiarità che lo rendono unico e diverso al tatto, facendo sì che al piacere del ben vestire si associ quello della sostenibilità.

Interessante in questo senso è indagare gli usi disparati che delle fibre naturali hanno fatto gli stilisti. Per esempio Lindah Lepou, artista multimediale e designer di moda con base ad Auckland, Nuova Zelanda, che ha coniato il termine Pacifico Couture per indicare la propria “moda arte” realizzata con fibre naturali. Una tendenza che è finita addirittura al Victoria and Albert Museum, dove un abito di Lindah è stato esposto al fianco di creazioni di personalità della moda internazionale.

Alla carrellata di abiti-icona si è infatti aggiunto l’abito da sposa realizzato da Lepou con un panno bianco detto “tapa” o “siapo”, tela realizzata con una tecnica di tessitura delle fibre naturali estratte dalla corteccia degli alberi tipica delle isole del Pacifico. Un abito ispirato agli abiti indossati dalla bis-nonna della stilista neolzelandese, con un’allure esotica e lontana nel tempo e nello spazio. Naturalmente bello.


Enrica Murru

Maggio 2013





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