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Il vestito? Né mio né tuo, ma nostro: dress crossing e dress sharing

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Si potrebbe dire che quella dello scambio e della condivisione è una delle esigenze connaturate all’umana condizione. Questa pulsione così comune può diventare però, in tempi di vacche magre, una vera e propria strategia codificata. E’ quanto è successo quando quattro ragazze di Londra, all’apparire della crisi del 2008, hanno deciso di non rinunciare alla propria passione per lo shopping e la moda cominciando a fare acquisti in cooperativa e dando vita così al dress crossing.


Layla, Emily, Sophie e Rachel hanno tra i 23 ed i 26 anni, hanno gusti affini, taglie simili ed intraprendenza tanto da decidere di fare un investimento insieme. Sarà sufficiente che ognuna di loro depositi una cifra stabilita in un conto comune per non rinunciare a nessuno dei capi e degli accessori che le ragazze amano. Con quei soldi si potrà andare a fare acquisti insieme, e ci si potranno permettere capi di alta qualità. E' così che il dress crossing oltre a permettere ad un gruppo di persone di condividere degli acquisti, dona ad ogni capo molteplici vite, traformandolo in una materia in continuo movimento che si arricchisce in base alle diverse personalità.



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Altra tendenza in linea con un’economia basata sull’accesso ai beni piuttosto che al loro possesso esclusivo, è il dress sharing o rent-à-porter. L’iniziativa si rivolge a chi ama cambiare vestito ogni giorno, ma con un occhio al portafoglio e uno alla sostenibilità.

Il dress sharing arriva in Italia con il primo punto di “condivisione” made in Italy nella città di Brescia: eGo, acronimo di Eco Guardaroba Organizzato. Il dress sharing bresciano si configura come un nuovo comportamento di consumo basato sull’affitto dell’abbigliamento quotidiano. Gli aderenti all’associazione hanno diritto di usufruire di sette vestiti diversi ogni settimana, appartenenti a nuove collezioni di stili differenti, scelti dal campionario presentato ad inizio stagione, prodotto successivamente seguendo le indicazioni delle clienti e messo a disposizione di tutte.

Dress crossing e dress sharing sono quello che Enzesberger chiama “nuovi lussi”: lussi che costano meno, soddisfano di più e non ammuffiscono nell’armadio.

 


Enrica Murru
Aprile 2013

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