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DAI DIAMANTI NON NASCE NIENTE, DAI RIFIUTI NASCE L'INSALATA!

E' stata presentata questo fine settimana la scarola "riciclata", coltivata nel Cilento utilizzando il compost organico proveniente dal riciclaggio dei rifiuti domestici, e da oggi sui banchi di alcune catene di supermercati.


La CIA, Confederazione Italiana Agricoltori, e l'Università di Salerno hanno presentano ieri al pubblico dei consumatori, i risultati del progetto che li ha visti impegnati per 2 anni nello studio sull'utilizzo del compost naturale ottenuto dalla parte umida e organica dei rifiuti domestici.


Il progetto, sostenuto anche dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, è nato in Campania nel 2009 proprio in piena emergenza rifiuti.

Il suo obiettivo è stato quello di dimostrare le grandi potenzialità di una corretta raccolta differenziata e dei benefici economici che essa può portare anche in molti settori produttivi. Tant'è che negli ultimi anni il settore degli ammendanti naturali è quello che è cresciuto maggiormente  tra tutti i fertilizzanti, arrivando a rappresentare oggi il 26% del mercato italiano.


"Lo smaltimento dei rifiuti e la loro possibile valorizzazione è uno dei principali problemi della nostra epoca" spiega Rosario Bisogno, Assessore alle politiche giovanili di Mercato San Severino.

"La crescita degli agglomerati urbani, i consumi crescenti, una politica industriale dell'"usa e getta" e non ultimi i costi di smaltimento proibitivi per le amministrazioni pubbliche, hanno dato una spinta sempre più significativa verso diverse forme di raccolta differenziata e la valorizzazione delle frazioni recuperabili o reimpiegabili dei rifiuti. Il compost rappresenta la principale forma di trasformazione e riutilizzo della frazione umida dei rifiuti"


L'utilizzo della frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani rappresenta una strategia di grande valenza anche dal punto di vista agronomico.


Il compost, infatti, è una sostanza che migliora le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche del suolo agrario, ripristinando il "carico organico" al quale si attaccano le radici per crescere e che in Italia è diminuito drammaticamente negli ultimi 30 anni.

Infine offre la possibilità di ridurre l'utilizzo dei fertilizzanti chimici e conferisce una maggiore capacità di ritenzione dell’acqua da parte del suolo. Il che, tradotto, significa meno irrigazione e meno rischi di smottamenti in caso di piogge torrenziali.


Questo progetto rappresenta una conferma positiva del fatto che "tornare al passato attraverso l'innovazione" conviene a tutti i livelli; alle tasche, all'ambiente e ad una sana alimentazione.


Giovanna Miano

NOVEMBRE 2011



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