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Il caso dell’area di Malagrotta: quando una svolta?

"Disastro Malagrotta".

Questa espressione rende bene lo stato di fatto generato dalla discarica della capitale, la più grande d’Europa. "Il mercurio è in tutte le matrici analizzate", ovvero in tutti gli esami e gli accertamenti che l’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), ha condotto nel corso del 2010 per conto del ministero dell’Ambiente.



L’obiettivo della ricerca era "accertare la natura, la composizione e i livelli di inquinamento nell’atmosfera e nella falda acquifera nell’area industriale di Malagrotta-Valle Galeria".


Considerando le emissioni pro capite nell’intera area, emerge una situazione critica, con valori nettamente superiori a quelli di riferimento nazionale quasi per tutti gli inquinanti considerati. I livelli di inquinamento di questa area, di appena 10 Kmq, sono comparabili a quelli dell’intera città di Taranto, e superano quelli di città come Venezia, Genova, Brindisi, Livorno e Brescia.


Altro grosso problema: gli effetti derivanti dal miscelamento tra il percolato della discarica e le acque sotterranee. In pratica l’invaso di Malagrotta sta rilasciando in falda il suo carico di composti tossici: "Maggiormente diffusi sono metalli e metalloidi, quali arsenico, ferro, manganese e nichel, altre sostanze inorganiche quali il boro, e idrocarburi aromatici, principalmente benzene, composti clorurati cancerogeni, clorobenzeni, fenoli e idrocarburi".


Una situazione allarmante, su cui è necessario intervenire fattivamente e con urgenza con un intervento di bonifica  per evitare un ulteriore peggioramento.


Speriamo che le istituzioni agiscano presto e sappiano farsi carico della responsabilità che hanno nella salvaguardia della salute dei cittadini e del territorio.



Giorgia Trabona

Ottobre 2011

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