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Shoppers e biodegradabilità: a un anno dalla legge

In un recente comunicato stampa Assobioplastiche rende noti gli esiti delle analisi effettuate sui sacchetti da asporto merci monouso (shopper) attualmente sul mercato.


Commissionato a CHELAB, laboratorio italiano che si occupa di effettuare test di biodegradazione degli imballaggi e delle plastiche, il test sugli shopper ha da poco superato i 365 giorni, un tempo doppio rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente in Italia da gennaio 2012.

Il risultato  del  test di biodegradazione dimostra, quanto Assobioplastiche da sempre sostiene, ossia che la biodegradazione degli shopper in polietilene additivato è di entità irrilevante: dal 6.5% 10.5 % massimo in un anno a fronte del 90% in 6 mesi degli shopper biodegradabili  e  compostabili.

Come noto,  attualmente e malgrado la forte critica sociale, sono ancora in commercio due tipologie di sacchi monouso, gli uni biodegradabili e compostabili e quindi conformi alla legge, gli altri realizzati nel tradizionale polietilene con l’aggiunta di additivi.


I risultati dopo 365 giorni di test evidenziano chiaramente non solo che i sacchetti in polietilene additivato ottengono al massimo una biodegradabilità del 10%, ma che sono ancora molto diffusi soprattutto, ad esempio, nei piccoli negozi tradizionali o nelle bancarelle delgi ambulanti.


Conclude dunque Luca Foltran, responsabile della divisione packaging dell’Istituto certificazione qualità (ICQ), che alla fine "il funerale del polietilene non c’è stato, perché la legge n° 296 del 2006 stabilisce l’obbligo di utilizzare sacchetti biodegradabili, ma i decreti attuativi non sono mai stati approvati. In assenza di questi parametri e dell’indicazione sul periodo massimo di dissoluzione, la legge risulta svuotata e i cambiamenti sono stati affidati alla buona volontà degli operatori».


La salvaguardia del settore industriale degli shopper in polietilene, che in Italia sembra coinvolgere poco più di 2000 persone, pare abbia contato di più del rispetto di una legge che tenta di opporsi all'inquinamento gratuito.


shopper e sporte riutilizzabiliIn attesa della magnanima saggezza del "legislatore", una piccola rivoluzione i consumatori l'hanno già realizzata. Proprio le più diffuse critiche ai sacchetti biodegradabili che risultano più costosi, "mollicci" e poco resistenti, sono riuscite a ridare vita ad una tradizione che sembrava scomparsa cioè quella di possedere una sporta, da portare con sè e da poter utilizzare innumerevoli volte. Sono, così, apparse sul mercato borse dai colori e materiali varissimi, come cotone, carta di riso, tela, tessuto non tessuto, polipropilene molto più resistenti, ripiegabili e quindi facilmente riutilizzabili.


Certo è che anche le nostre bellissime sporte a fine vita dovranno essere conferite nei giusti contenitori dei rifiuti, per poter continuare ad essere riciclate o comunque smaltite con le modalità più rispettose per l'ambiente.


Per ulteriori approfondimenti:

www.assobioplastiche.org

www.ilfattoalimentare.it/sacchetti-spesa-biodegradabili-grande-bluff.html


Giovanna Miano

AGOSTO 2012



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