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Ecologia urbana: ripensare al modello per tutelare l’eco-sistema

Vi siete mai fermati a pensare alla forma che stanno prendendo le nostre città e a quanto il loro sviluppo possa essere determinante per la vita del nostro eco-sistema?
Probabilmente non siamo molto abituati a fare questo tipo di considerazioni. Ma secondo la ricerca “Time for a change: dynamic urban ecology”, pubblicata da Trends in Ecology & Evolution, le città contemporanee si stanno espandendo molto rapidamente e soprattutto in un modo spazialmente complesso e non sempre lineare.


Scopo del presente studio è quello di fornire «gli elementi essenziali di un nuovo quadro per l’ecologia urbana, che integra le caratteristiche dell’urbanizzazione contemporanea e consente così agli ecologisti di capire e intervenire nella pianificazione e nella gestione delle città», secondo le parole degli autori.
I ricercatori, infatti, ritengono che gli attuali modelli utilizzati dagli ambientalisti per valutare l’urbanizzazione guardano a questo problema in un modo «piuttosto semplificato», utilizzando ampie categorie come urbano, suburbano e rurale.


Mentre in passato le città sono cresciute lentamente ma in modo abbastanza “compatto” e secondo un modello definito ad “anelli progressivi”, ora le nostre metropoli prendono dimensioni sempre più ampie ma disperse, diventando «[…] tentacolari, in configurazioni simili a tele di ragni sulle grandi distanze, e incorporano frammenti di terreni con altri usi in un paesaggio in rapido cambiamento».
Da un punto di vista ecologico, questo tipo di espansione crea degli impatti negativi al nostro eco-sistema, causando la frammentazione e la perdita su larga scala degli habitat naturali e semi-naturali.

In Paesi come Usa ed Australia, ad esempio, l’urbanizzazione attualmente è uno dei principali fattori di perdita della biodiversità.


Uno stimolo di riflessione per gli ambientalisti "una prospettiva temporale, che consideri la frammentazione, l’uso del territorio e la storia, può fornire una conoscenza delle condizioni ambientali e dei residui valori di conservazione e, quindi, essere utilizzata per stabilire le priorità di intervento e di conservazione. Priorità che potrebbero essere, ad esempio, assegnate ai resti significativi rimasti sui territori che sono stati recentemente frammentati".


Giorgia Trabona

GENNAIO 2012



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