
La salvaguardia del patrimonio forestale
Quanto vale un bosco? Rappresenta solo il legname che è possibile ricavarne oppure porta con sé altri valori? A conclusione dell’anno internazionale per le foreste abbiamo una visione decisamente più chiara sull’argomento. Il valore delle foreste va ben oltre la semplice produzione di legname e di biomassa per il riscaldamento e la produzione di energia.
Delle foreste oggi viene studiata e valutata la capacità di fornire una grande varietà di beni e servizi che influenzano l’intero ecosistema: la salvaguardia della biodiversità, la cattura di CO2, la regolazione delle risorse idriche, il contenimento dell’erosione, l’infiltrazione delle acque e la funzione di ritenzione.
Aumentare dunque la superficie forestale, e proteggere quella esistente, rappresenta per l’intero pianeta l’opportunità più naturale attraverso la quale creare valore in ultima analisi anche economico. E’ proprio questo che mette in luce la Conferenza “Le risorse forestali nazionali e i servizi ecosistemici. Il ruolo delle Istituzioni”, organizzata dall’ISPRA tenutasi a Roma lo scorso 6 dicembre.
In Italia, ad esempio, è stato calcolato, sarebbero disponibili circa 9,5 milioni di ettari, quasi un terzo del territorio nazionale, per interventi di riforestazione che avrebbero il vantaggio di mettere in sicurezza il territorio contribuendo a frenare l’erosione dei suoli.
Solo 1 di questi potrebbe essere, infatti, destinato alla creazione di grandi foreste chiuse; gli altri 8,5 sarebbero costituiti da tante piccole aree verdi sparse sul territorio nazionale e integrate in altre destinazioni d’uso del territorio, comprese quelle agricole, urbana e industriale.
Al contrario, ci ricordano gli esperti dell’Ispra presenti al convegno, “la trasformazione delle aree naturali in parcheggi e centri commerciali non fa altro che rallentare o impedire il ruscellamento delle piogge il cui deflusso viene accelerato e gli effetti diventano a volte distruttivi.
Anche a livello di riduzione dell’inquinamento atmosferico le foreste italiane giocano un ruolo chiave, immagazzinando una quantità di carbonio pari a quella che viene emessa in atmosfera in 9 anni dal nostro Paese. Al prezzo attuale d’una tonnellata di anidride carbonica sul mercato delle quote europee delle emissioni di gas-serra (circa 8 euro), la capacità fissativa delle foreste italiane avrebbe un valore di circa 520 milioni di euro l’anno.
Se non bastassero i dati economici a giustificare la necessità di un’azione urgente, ci sono da considerare anche aspetti culturali come la memoria “boschiva” profonda presente in ciascuno di noi, ed il legame tra il godimento di boschi e foreste e il benessere individuale e culturale.
E benchè la misurazione economica dei servizi culturali e di ricreazione risulta difficile, rappresenta il tentativo di assegnare un peso ad aspetti importanti per la nostra vita e per il nostro futuro, al fine di renderli tangibili a noi stessi e alle istituzioni.
Giovanna Miano
GENNAIO 2012
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