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Impronta idrica: usare l’acqua consapevolmente

Le pratiche quotidiane di risparmio idrico sono semplici da ricordare e da concepire; azioni come chiudere l’acqua quando non è necessaria, sono entrate a far parte della nostra educazione al non spreco.  Ogni persona nel suo (grande) piccolo ha modo di controllare tutti gli sprechi nelle azioni quotidiane.


Esistono però altre azioni, magari meno visibili, ma che determinano in maniera significativa l’ammontare del nostro consumo di acqua. Acquistare un capo di abbigliamento porta con sé, attraverso la tecnica di produzione, la quantità d’acqua necessaria affinché il capo venga prodotto ed arrivi sui banchi dei negozi.



A monitorare la quantità di acqua utilizzata sul nostro pianeta ci pensa il Water Footprint, ovvero “impronta idrica”: uno studio a livello mondiale che raccoglie ed analizza i tanti usi (e gli sprechi) dell’acqua.

Grazie a questo strumento è possibile conoscere precisamente la quantità d’acqua necessaria a produrre la nostra automobile, il nostro frigorifero o i nostri pantaloni.
Risparmiare acqua, quindi, non significa soltanto fare attenzione quando innaffiamo o ci laviamo. Oltre alla rete idrica pubblica, anche l’industria, l’agricoltura e il turismo sono fra i principali consumatori di acqua. Uno dei settori più “idro-dipendenti”, ad esempio, è la produzione di energia elettrica in quanto arriva a consumare il 44% sul totale dell’acqua consumata a livello mondiale.


Sempre più numerose sono le prove scientifiche che sottolineano il legame tra i cambiamenti climatici e la disponibilità di risorse idriche.
L’importanza di queste evidenze esprime l’urgenza, a livello sistemico, di favorire un uso quanto più possibile “cosciente” delle risorse idriche.


In tal senso ci fanno ben sperare i risultati di un nuovo studio relativo al risparmio idrico dell’UE: la quantità d’acqua utilizzata in Europa potrebbe essere ridotta anche del 40% grazie a nuove tecnologie per il risparmio idrico nell’industria, a migliori tecniche di irrigazione e, chiaramente, alla riduzione degli sprechi domestici. Secondo la relazione, l’acqua utilizzata a fini personali potrebbe  essere quasi dimezzata, da una media attuale di 150 litri a 80 litri al giorno.

Secondo l’ente Europeo IPCC, esperto di cambiamento climatico, negli ultimi 30 anni almeno il 17% del territorio europeo e l’11% della sua popolazione sono stati colpiti da carenza idrica, e l’accelerazione del cambiamento climatico accentuerà questa tendenza.
Pensare all’intero ciclo di vita dei prodotti che compriamo significa anche essere consapevoli della quantità di acqua reale che è stata necessaria per produrli, utilizzarli e smaltirli.


Se non troviamo metodi innovativi per utilizzarla al meglio, l’acqua è destinata a diventare “il nuovo petrolio”, con la differenza che guidare un’auto non è essenziale alla sopravvivenza, mentre bere acqua lo è; considerazione questa che ci aiuta a dare il giusto valore alle cose.


Per approfondimenti: www.waterfootprint.org


Francesco Miano

DICEMBRE 2011





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