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La scuola libertaria: bambini liberi di imparare


Si fa strada anche in Italia la necessità di una visione “alternativa” della scuola, per pensarla come luogo dove ogni bambino è partecipe nel decidere cosa ed in che modo studiare, per prepararsi ad essere in grado di dare il meglio di sè all’interno della società.


Le “scuole  libertarie” sono luoghi dove viene insegnata e condivisa l’educazione democratica,

un modello didattico che favorisce, in maniera naturale, il percorso di apprendimento scolastico dei ragazzi.



Esiste già da tempo una rete italiana, molto attiva al centro nord, peraltro fondata da un dirigente scolastico nella scuola pubblica. E da un anno si è costituito un coordinamento romano di insegnanti e genitori che lavorano per realizzare una scuola basata sull’esperienza centenaria portata avanti da A. S. Neill prima e da sua figlia poi, in Inghilterra nella scuola di Summerhill.


Ma cosa vuol dire democratica? L’ottica di partenza è che “sentirsi liberi” e “vivere la democrazia” sono due concetti molto diversi da  quelli a cui siamo abituati a pensare qui in Italia.


Ci ricorda Neill che “Libertà non significa licenza, ma fare ciò che piace purché questo non limiti la libertà degli altri”. Da questo se ne deduce che il sistema educativo tradizionale potrebbe non sempre essere specchio della libertà e della democrazia, concetti per altro difficili da spiegare solo attraverso la storia dell’Unità d’Italia.


In queste scuole si stimola nei ragazzi l’autonomia, l’attitudine all’autovalutazione e si permette il contatto con la natura. E’ prevista una giusta alternanza tra attività teoriche e manuali, l’assenza di voti, la responsabilità condivisa delle scelte importanti per la scuola, una  dimensione realmente comunicativa attraverso metodologie attive quali il teatro e il cooperative learning.


Nelle scuole democratiche il  numero di leggi da rispettare è altissimo e l’autodisciplina di ogni ragazzo sorprendente. Può comunque sorgere spontaneo il dubbio su come i bambini riescano a gestire tutta questa libertà organizzativa, ma più di un caso ci dimostra il contrario.


Per approfondire:

www.eudec.org
www.educazionelibertaria.org


Francesco Miano

NOVEMBRE 2011

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