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NO VIVISEZIONE: SARA' UN ROBOT A SALVARE GLI ANIMALI?

E’ davvero indispensabile effettuare test di sperimentazione scientifica sugli animali?


Per un intero secolo questo dilemma ha attanagliato l’opinione pubblica e le nostre coscienze, da quando Pavlov studiava i riflessi condizionati sui cani, nel suo laboratorio di fisiologia.


Se per un verso, infatti, la vivisezione è risultata utile per individuare sostanze che poi avrebbero contribuito alla cura di molte delle malattie umane, d’altro canto è impossibile non tener conto del numero incalcolabile di animali che hanno vissuto una triste vita, in attesa di una più o meno lenta e dolorosa morte.


Quella della sperimentazione animale, però, si avvia ad essere una pratica obsoleta e in alcune forme dichiaratamente illegale.


Di pochi giorni fa, la notizia che la commissione Affari Sociali della Camera ha approvato la direttiva Europea che ridimensiona notevolmente le possibilità di utilizzare i nostri amici animali per la ricerca.


La norma sancisce il divieto di effettuare sperimentazioni senza anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all’animale.

Vieta l’utilizzo di scimmie antropomorfe, cani, gatti e specie in via d’estinzione a meno che non risulti obbligatorio da legislazioni o da farmacopee nazionali o internazionali o non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell’uomo. Prevede il divieto di allevare animali domestici destinati alla vivisezione.

Infine e soprattutto, questa legge contiene l’obbligo di garantire lo sviluppo di metodi alternativi all’uso di animali a fini scientifici, destinando a questo scopo congrui finanziamenti.


E di alternative più efficaci, meno “costose”, e più etiche della vivisezione ne sono state già trovate.


Negli Usa, ad esempio, l’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) del governo utilizza metodi robotizzati per effettuare i test di tossicità.

Un braccio robotico, infatti, effettua i test ad alta velocità, lasciando cadere la quantità desiderata di sostanza su colture cellulari di tessuti umani ottenuti “in vitro”. Questa tecnica è veloce, affidabile, può essere usata con un numero pressoché infinito di sostanze chimiche, anche variamente combinate tra loro, e permette di ripetere più volte i test con dosaggi diversi.


Se la sperimentazione sugli animali è lenta e crudele, soprattutto non raggiunge lo scopo di rivelare come una sostanza chimica agisce sull’organismo umano, né fornisce alcuna indicazione sul meccanismo attraverso cui tale sostanza produce effetti tossici. Eseguendo i test robotizzati su cellule umane, assicurano gli scienziati americani, sarà possibile avere, in pochi anni, molte più informazioni sulla tossicità delle sostanze chimiche rispetto a quanto sia stato fatto durante l’intero secolo scorso.


Speriamo, dunque, che presto sia definitivamente approvata la legge già passata alla Camera e che questo permetta ai nostri laboratori di ricerca di mettersi al passo con i tempi. Solo così potremo dire addio all’Era Barbarica in cui chiudevamo gli occhi davanti alla sofferenza di tanti animali.


Per approfondire www.novivisezione.org




Giovanna Miano

Novembre 2011

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