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ISOLE DI PLASTICA. I rifiuti invadono i nostri mari

ciao mamma - EcoComics

 

 

Forse non tutti sanno che nell’Oceano Pacifico ed in altri mari sono presenti delle vere e proprie “isole di rifiuti” costituite in principal modo da rifiuti plastici che, a causa delle correnti marine, vengono a raccogliersi in enormi aree grandi fino a qualche milione di km quadrati.
La scoperta di queste isole galleggianti ha scosso l’opinione pubblica, lasciandoci increduli e disarmati di fronte ai numerosi video che documentano questo fenomeno.
Del resto non ci vuole uno scienziato per rendersi conto che i rifiuti plastici gettati in maniera non corretta prima o poi, attraverso ruscelli e fiumi termineranno la loro corsa in mare.
Questa infinità di piccoli frammenti derivanti da sacchetti, bottiglie, ecc purtroppo non è una prerogativa solo “straniera” ma, secondo l’ultimo rapporto di Legambiente (“L’impatto della plastica e dei sacchetti sull’ambiente marino” - marzo 2011) è un fenomeno che interessa anche l’Europa ed in special modo il bacino del Mediterraneo. Nei mari di Francia, Spagna e nord Italia, secondo questo studio si arriva in alcuni casi a concentrazioni di rifiuti plastici superiori ai fenomeni registrati nel resto del mondo.
Un dato sconcertante che lascia poco spazio alle interpretazioni e sottolinea la necessità di porre rimedio a questa situazione. Le colpe, come spesso accade, hanno più responsabili e tra questi c’è anche il singolo individuo che non si cura di lasciare l’ambiente pulito come lo ha trovato (?).
Questo quadro che a ben vedere ha le caratteristiche del disastro ambientale, per ironia della sorte rappresenta per l’Italia un piccolo vantaggio o meglio una giustificazione (verrebbe da chiedersi perché giustificarsi) nei confronti dell’Europa che ci chiede spiegazioni in merito alle nostre politiche di incentivazione all’uso di shopper biodegradabili, perché a quanto pare non abbiamo rispettato le direttive europee sugli imballaggi. Solo nel caso del grave disastro ambientale, infatti, una nazione può derogare le norme europee in favore di leggi specifiche per affrontare un problema grave e contingente.
Ma al di là delle faccende burocratiche la questione sollevata fa emergere i gravi danni all’ecosistema marino che queste isole di rifiuti continuano incessantemente ad infliggere.
Non sono rari infatti, i casi di pesci ed uccelli che ingeriscono i sacchetti di plastica o i piccoli frammenti colorati confondendoli per qualcosa di commestibile che, invece, provoca gravi danni che in molti casi possono portare anche alla morte dell’animale. In altri casi può accadere che gli animali rimangano intrappolati nella fitta rete di rifiuti.
Questi micro frammenti, quando non uccidono, vengono digeriti dagli animali ed entrano a far parte della catena alimentare di cui anche l’uomo si ciba. Siamo proprio sicuri che il nostro pesce sia poi così ben nutrito? Pensiamoci bene prima di abbandonare i nostri rifiuti in luoghi non idonei. In natura, si sa, nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma.
Per approfondimenti: www.legambiente.it


Francesco Miano

Maggio 2011

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