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L'acqua è un bene comune

La gestione delle risorse idriche è un tema che negli ultimi anni ha fatto discutere molto soprattutto rispetto alla possibile privatizzazione nel servizio di gestione.
Il dibattito in merito si è fatto molto acceso e la rappresentanza popolare, i comitati e le associazioni si sono impegnate a favore di un tema, che al di là dei risvolti e le strumentalizzazioni politiche, è di pubblico interesse.


I passaggi che hanno permesso di ottenere l’approvazione dei due quesiti referendari riguardanti la privatizzazione dell’acqua partono dalla raccolta di un milione e quattrocentomila firme, le quali passate alla verifica della Cassazione hanno ottenuto l’ammissibilità da parte della Corte Costituzionale.
Attualmente i due referendum approvati sono al vaglio del Presidente della Repubblica il quale dovrà definire la data di voto (prevista tra il 15 aprile ed il 15 giugno 2011) e la possibile coincidenza con le elezioni amministrative. Ipotesi questa, che oltre a ridurre gli ingenti costi organizzativi, permetterebbe di scongiurare una possibile scarsa affluenza alle urne.
Ciò che emerge dalla grande partecipazione popolare, è la necessità di un confronto tra i cittadini e le istituzioni per temi che sono di pubblica utilità e rispetto ai quali non basta l’azione politico-istituzionale.
Le diverse opinioni in merito alla privatizzazione dei servizi idrici che sono maturate negli ultimi anni, per quanto molto sfaccettate, possono essere riassunte in due posizioni principali.
Da un lato c’è chi afferma che la privatizzazione aprirebbe la strada ad un uso prettamente economico della risorsa idrica in favore di aziende private.
Ciò vorrebbe dire che l’acqua diventerebbe un “prodotto” come un altro, rispetto al quale attendersi un profitto commisurato agli investimenti sostenuti.
Dall’altro lato c’è chi ha cercato di non demonizzare il possibile strumento privatistico, il quale potrebbe garantire un livello della qualità del servizio più elevato,  in quanto andrebbe a ridurre gli sprechi e le difficoltà che caratterizzano l’attuale infrastruttura.
I dati, raccolti da Legambiente,  non sono certo incoraggianti visto che per ogni 100 litri di acqua erogata ne viene prelevata una media di 150 litri dalla rete.
Questo dato sottolinea lo stato di bassa efficienza della rete idrica la quale spreca in media circa il 30 percento a causa delle tubature difettose.
Il presidente della Commissione Nazionale di vigilanza sulle risorse idriche, Roberto Passino, ha recentemente stimato che per la ristrutturazione della rete idrica Italiana servirebbe un investimento che si aggira intorno ai 40 miliardi di euro.
Se da una parte è giusto manifestare e proporre referendum, dall’altra non ci si deve dimenticare che il sistema idrico richiede forti investimenti di denaro siano essi pubblici o privati.
Opporsi alla privatizzazione dei servizi idrici può garantire che il denaro derivante dai contributi versati in bolletta non vada a vantaggio di imprese private; questo rappresenta solo un primo passaggio affinchè tali soldi vengano investiti per rendere il sistema più efficiente.


Per approfondimenti: www.referendumacqua.it

 

A cura di

Francesco Miano

01-marzo-2011

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