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Pagine Verdi






Le liste civiche di iniziativa popolare: la risposta ai grandi partiti nazionali.


I grandi temi di interesse collettivo come le politiche energetiche, l’accesso alle risorse, lo sviluppo organico delle nostre città non sempre trovano attenzione all’interno dell’agenda politica dei grandi partiti nazionali.


Ne è prova l’attuale situazione economico-finanziaria figlia di logiche neoliberiste che non si interessano degli sviluppi a lungo termine ma che guardano all’immediato per tamponare quella che non può che definirsi come una grave involuzione dei temi di iniziativa ed interesse dei cittadini.


Oggi, infatti, la crisi degli Stati (e con questa delle Regioni e dei Comuni) è legata all’andamento dei mercati finanziari, allo spred, ai tassi di interesse sul debito pubblico nazionale, mentre si fatica a realizzare un cammino di indipendenza culturale e sociale dalle logiche di un mercato sempre più internazionale, anonimo ed aggressivo. Mentre si lascia all’iniziativa dei singoli la capacità di realizzare microsistemi eco-compatibili, si rincorrono le politiche transnazionali i cui incentivi e fondi servono a creare mercato ed opportunità.


Di fronte alla sovranità sovranazionale, sembra svanire la distinzione fra partiti cattolici e partiti laici, tra partiti operai e borghesi, tra partiti che sostengono interessi territoriali o politiche nazionali: in qualche modo sono tutti caratterizzati da forti compromessi interni e pressioni lobbystiche. Davanti a queste sciagure che rischiano di ridurre il mondo ad una moltitudine di piccoli stati dipendenti da un manipolo di banchieri insoddisfatti sempre alla ricerca di nuovi profitti, il futuro per quanto ci si sforzi di immaginarlo non appare roseo.


Mentre i nostri nonni hanno lottato per la creazione dei diritti sociali (cittadinanza, istruzione, sanità), oggi stiamo assistendo a privatizzazioni a cascata e servizi dai prezzi inaccessibili, il tutto in un clima politico immobile di fronte ai profondi mutamenti che stanno avvenendo un po’ in tutto il pianeta.


Evviva allora i movimenti di iniziativa popolare nati in Italia, Occupy Wall Street a New York, ed una miriade di altri movimenti accomunati da un fronte comune: denunciare le responsabilità e gli abusi del capitalismo finanziario. Soggetto invisibile, adorato e temuto, che macina PIL grazie a guerre e danni all’ecosistema.

Oggi è questo il nostro vero interlocutore, e che ci piaccia o meno non possiamo far finta di non dover dipendere da questo meccanismo. Se è vero questo, è altrettanto vero però che il “meccanismo” dipende anche dal nostro modo di consumare, dal nostro modo di scegliere i rappresentanti politici, dal nostro modo di intendere il futuro e non ultimo dal nostro modo di lottare.


A noi la scelta, dunque, se chinare la testa di fronte ad un padrone che ci sottrae tempo e qualità della vita, o se invece alzarla ed adoperarci per creare un futuro migliore.


Francesco Miano

MAGGIO 2012



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