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Tessuti naturali: quali i vantaggi?

I vestiti che indossiamo oltre a permetterci di esprimere i molteplici lati di noi stessi in contesti sociali differenti, ricoprono la funzione base di proteggerci dal freddo, dal caldo e da possibili contaminazioni batteriche.

Fibre naturali o sintetiche? Animali o vegetali? Sono tante le scelte che deve affrontare il consumatore quando entra in un negozio di vestiti;

e poiché il materiale e la provenienza dei capi non sempre sono segnalati come prevede la legge, per realizzare un acquisto consapevole bisogna fare ordine nella giungla delle informazioni reperibili.


Dopo il cibo, l’abbigliamento è ciò con cui entriamo più a stretto contatto nella vita quotidiana; i tessuti, attraverso la pelle, rilasciano nel nostro corpo le particelle chimiche derivanti dai trattamenti industriali subiti.


La natura mette a disposizione molte materie prime che possono trasformarsi in meravigliosi tessuti con differenti caratteristiche: dalle più comuni come cotone, lino e lana, alle meno conosciute quali canapa e kapok; dalle stoffe più pregiate come cachemire e seta, a quelle più esotiche come la fibra di bambù.

Nonostante l’ampia offerta naturale il consumo di fibre sintetiche continua ad aumentare a causa del basso costo di commercializzazione, ma ci sono degli svantaggi nell’indossare usualmente abbigliamento sintetico.

Le fibre sintetiche, non permettendo la circolazione dell’aria e l’evaporazione del sudore, non lasciano “respirare la pelle”; dal punto di vista igienico un ambiente umido crea le condizioni per la proliferazione batterica. Per questo motivo gli indumenti sintetici devono essere lavati più spesso  ed è facile che le pelli più sensibili possano sviluppare allergie ai poliesteri come nylon ed acrilico.

Anche dal punto di vista strettamente tecnico i tessuti sintetici esposti ad un numero elevato di lavaggi sono soggetti ad  usura maggiore, oltre ad essere per la loro struttura chimica meno resistenti all’acqua calda. Con l’acquisto di un “vestito naturale” il consumatore potrà vestirsi con un capo resistente da poter usare negli anni e potrà sostenere direttamente le economie di produzione che rispettano il nostro corpo e l’ambiente.


Michela Graziani

DICEMBRE 2011

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