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Orti fuorilegge: allarmismo inutile o (ulteriore) occasione per riflettere?

A seguito della proposta di legge della Commissione Europea dell’inizio di maggio scorso, la “Plant reproductive material law”, che si propone di regolamentare il commercio dei semi e dei materiali riproduttivi vegetali, le reazioni sono state come prevedibile negative perché tocca un ambito cruciale, cioè quello del: quale cibo produrre e come produrlo, in un settore, quello agricolo, in cui da sempre l'UE ha avuto poteri molto ampi e grande capacità d'intervento con effetti spesso contraddittori.


plant reproductive material law



A ben vedere c'è anche chi ha detto che si sia fatto molto chiasso per niente, ma qualche domanda nell'era dell'egemonia delle multinazionali è sempre meglio porsela.
Nello specifico l'“Agenzia delle Varietà Vegetali europee” deciderà quali semi di ortaggi sarà legale “coltivare, riprodurre o commerciare”, ovvero quelli che essa stessa avrà “analizzato, approvato e accettato”. Ma in base a cosa deciderà quali varietà introdurre? Lo deciderà l'agenzia, la quale richiederà anche un contributo per sostenere le spese di registrazione.


Inoltre occorre tener conto che la varietà coltivata dal grande produttore commerciale sarà diversa da quella del piccolo coltivatore che magari non vuole utilizzare prodotti chimici, quindi sarà più difficile registrare le varietà adatte per un piccolo campo perché avranno caratteristiche diverse da quelle dell’agricoltore industriale e non troveranno corrispondenza nei criteri dell’Agenzia delle Varietà Vegetali europee.
L'attenuante è quella del target limitato della legge che infatti si rivolge ai soli grandi produttori (saranno obbligati ad utilizzare semi registrati solo le aziende con più di dieci dipendenti e un fatturato di più di 2 milioni di euro l’anno). Oggi. Ma domani?

Da una parte c'è la preoccupazione della tracciabilità e la qualità delle produzioni e quindi del materiale vegetale di riproduzione, dall'altra la consapevolezza che ulteriori passi in questa direzione possono contribuire ulteriormente all'appiattimento della biodiversità delle colture.

Rivedere la regolamentazione per renderla più uniforme e aggiornata, come auspicato dalla legge non è deprecabile come intento ma la strada da intraprendere dovrebbe essere quella di offrire una grande varietà di scelta di semi, che, come ci ricorda nel testo della sua petizione l’associazione l’Arche Noah, è fondamentale per la riduzione della dipendenza dai pesticidi, dai fertilizzanti e dalla necessità di acqua e non sarebbe prova, invece, di un’ulteriore chiusura e miopia che tende a favorire l'agricoltura dei grandi numeri e del profitto, quella che però non ha le caratteristiche di portarci lontano.


Visualizza la Petizione


Testo della legge in pdf


Lorenza Ferrari

Giugno 2013

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