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Gli orti urbani: la rivoluzione coltiva la città

Coltivare in città: la rivoluzione degli orti urbaniQualcuno ha suggerito di farli coltivare anche ai bambini a partire dai primi anni di scuola, altri li ricordano perché hanno invaso i cortili dei palazzi e i dintorni dei monumenti delle nostre città  in tempo di guerra: una cosa è certa, che sia urbano, condiviso o diffuso l’orto in città sta prendendo sempre più piede.

In tutto lo stivale sono molte le esperienze che negli ultimi anni hanno coinvolto in misura diversa cittadini, associazioni e amministrazioni nella creazione di orti in fazzoletti di terra dentro e nei dintorni delle città.


Secondo l’Istat nel 2011 sarebbero state 44 le amministrazioni che hanno destinato a tale scopo (assegnandoli in comodato d’uso) a gruppi di cittadini, appezzamenti di terra adibiti a coltivazione ad uso domestico o per il giardinaggio ricreativo.

Benché molti comuni stiano adottando le misure necessarie per favorirne la nascita, spesso il loro successo è dovuto principalmente alla volontà dei cittadini e alla loro capacità di immaginare e sperimentare un presente fatto di spazi verdi condivisi e socialità.

E’ il caso di  Roma dove sono oltre 100 gli orti e giardini condivisi gestiti da associazioni e gruppi informali, tutti censiti e “mappati” da Zappata Romana, un collettivo che si occupa di ricercare sul territorio questo tipo di esperienze e di promuoverle.

Nella città globale, che ospita una trama di luoghi destinati alla convivialità e all’integrazione comunitaria sempre più labili e indefiniti rispetto alla città moderna, gli orti urbani rappresentano dei veri e propri presidi sul territorio, dove si promuovono la socialità e lo spirito di condivisione, dove vengono coinvolte categorie di persone svantaggiate, e si favorisce quella mixofilia pacifica e felice di tutte le differenze, che vedono nella città il luogo privilegiato di incontro.

In questo contesto, gli orti oggi sono il simbolo di quelle insurrezioni sociali che hanno coinvolto tutto il mondo nell’ultimo periodo e attraverso i quali movimenti o singoli cittadini rispondono alla fragilità determinata dalla crisi economica, dicendo no a un’agricoltura industrializzata, intensiva, omologata, riappropriandosi del territorio e promuovendo uno stile di vita sano.


Per approfondimenti

http://www.zappataromana.net/

Mappa  orti urbani romani

Lorenza Ferrari
Aprile 2013




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